Centoquattresimo Reparti d'Assalto.

Centoquattresimo Reparti d'Assalto.

lunedì 4 novembre 2019

4 Novembre 2019.
Centounesimo Anniversario della Vittoria.
Giornata dell'Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate.

domenica 28 ottobre 2018

X REPARTO D'ASSALTO. Sernaglia, Ottobre 1918.

   

   "Siamo sulla pedemontana, la grande strada del Montello; siamo fermi, il Piave è a due passi da noi, l'artiglieria nostra batte con violenza le linee nemiche, l'artiglieria avversaria risponde con rabbia; ma ad ogni colpo suo sono dieci, cento dei nostri.
   Gli Arditi sono seduti sui fossi della strada e sotto la traiettoria delle avverse artiglierie sono spettatori entusiasti del grandioso spettacolo, perché sanno che dal risultato di questo si deciderà la vittoria più brillante, più grandiosa che attraverserà come un'onda l'Italia tutta, che già sa, che già attende.
   Ad ogni pausa del cannone il Piave intanto si sente rumoroso e a tutti sembra di udire il martello del pontiere che lavora intensamente e febbrilmente nella notte, come l'artiglieria, per noi.
   Il passaggio del fiume sulla passerella malferma è il più emozionante momento
di tutta la battaglia. Ogni Ardito è un leone, ogni Ardito è un bambino commosso, col cuore gonfio di gioia e di entusiasmo.
   Nessuno parla, tutti guardano le sacre acque del Piave impetuoso, tutti unitamente ringraziano quelle sponde, quella corrente che tennero per un anno il nemico di là, che fermarono per un anno le sozze voglie dell'Austria.
  
   Grazie o Piave, gridano tutti i cuori; tu permettesti ai suoi figli per un momento
aberrati di richiamarsi alla realtà delle cose, tu permettesti la più bella delle resistenze, tu dicesti alto là al nemico durante tutto un anno di ripreparazione febbrile.
   Ecco ora tornano i carsici fanti pentiti dell'onta che ti fecero; ora, qui sopra al tuo letto gridano vendetta e giurano di correr molto lungi da te o madre Piave e di cacciare il nemico che sperò un momento sulla tua debolezza…

   E si passa; si passa giurando di non tornare indietro di un passo, mentre la tempesta si scatena quasi per rendere più tragico e più bello il momento. Siamo ormai al di là, sulla terra ferma, sulla terra promessa, sulla terra del martirio che ognuno vorrebbe baciare. Una sosta sotto la tempesta per riunire il reparto, poi avanti ancora, noncuranti del fuoco nemico che già fa cadere qualcuno; Ma che importa se qualche compagno ci lascia?.... Che importa se già si vede del sangue?.... Si va avanti e ogni passo che facciamo vale ben l'Ardito che cade.

   Passano così alcune ore di marcia lenta; ostacolata dalla profondità della notte e dall'acqua che precipita senza interruzione.

   Alle cinque. siamo a Casa Casona davanti la linea dei Mulini dove il nemico ci attende per la grande battaglia. Ci fermiamo, ci ordiniamo e apparsa l'alba altri Arditi di altro reparto (il XX, ndr) muovono con decisione all'attacco per lo sfondamento. Il nemico resiste, fa un fuoco infernale, sembra deciso a non cedere.

   Il X Reparto è pronto ad accorrere; e quando giunge l 'ordine di mandare una compagnia avanti, non c'è bisogno di trasmetterlo perché gli Arditi hanno sentito e si sono già slanciati all'assalto.

   La linea ancora resiste, però, e occorrono le altre compagnie in un supremo sforzo generoso, per decidere il nemico a scappare, ad alzare le braccia, a chiedere pietà.

  

Non c'è pietà però; gli Arditi del X Reparto, non hanno pietà.
   Si corre avanti così dietro al nemico che scappa ora senza pudore, si corre avanti incuranti dell'artiglieria nostra che non sa e che ancora batte. Ecco: il tiro è allungato, gli austriaci cadono fulminati scappando verso l'ignoto.
   Il X Reparto è unito tutto in una catena che non si spezzerà mai. Pattuglie di arditissimi vengono comandate in gran numero, perché se il nemico fugge, ha lasciato però le mitragliatrici in tutte le caverne, in tutte le case, a tutte le finestre: sembrano eroi quei mitraglieri che non scappano con gli altri e che sparano ancora; ma quando le prime mitragliatrici vengono prese, l'eroismo si spiega dalle catene di ferro che legano gl'inservienti all'arma. Così è l'austriaco.
   Le mitragliatrici che il X conquista sono a dozzine, i prigionieri a centinaia.
   Verso le dieci non si sente più una fucilata austriaca, tutto è spazzato, tutto è ripulito.
   Si giunge a Sernaglia: altra resistenza accanita, altra vittoria. Il X Reparto va avanti ancora e punta risolutamente verso Collalto in cerca del nemico. Siamo stanchi e decimati, e Collalto è difeso strenuamente.
   Il X Reparto ha il compito di infiltrarsi nel cuore della resistenza avversaria e assolve il suo incarico gettandosi risolutamente sul nemico e formando una ferrea catena in mezzo alla linea austriaca. Il nemico cerca di stringerci in una morsa fatale ma non ci riesce; ci viene alle spalle, con numerose pattuglie, ma i nostri Arditi lo contrattaccano, li prendono prigionieri.
   Siamo isolati ma si resiste fino a sera. La resistenza di queste ore è più eroica di

tutti gli assalti che abbiamo fatto; Siamo circondati e non si cede di un passo, si contrattacca sempre: avanti, di dietro, sui fianchi scoperti.
   La situazione è critica, sul Piave sono caduti tutti i ponti, i rinforzi non giungono, abbiamo però giurato di non ritornare di un passo.
   Si restringe la linea per parare meglio i colpi, e a sera ci portiamo a Fontigo per passare la notte in attesa che le altre truppe passino il Piave.
   Al mattino giungono le fanterie che si mettono in linea e il giorno passa senza grandi episodi. 
   Passa così anche la notte del 29 e al mattino con un ultimo sforzo mettiamo in fuga definitivamente il nemico.
   L'avanzata sembra ora una marcia; e il nemico corre invero più di noi e non abbiamo davanti che retroguardie che alzano le braccia senza resistere.
   Queste sono le ultime fucilate sparate dagli Arditi.
   La guerra finisce…
   Gli episodi isolati di eroismo sono innumerevoli e al X Reparto si potrebbe scrivere un intero volume.
   Basta percorrere i campi della lotta per convincersene; basta vedere i focolari della mischia: ad ogni Ardito morto isolatamente vi sono quattro, cinque austriaci caduti intorno.
   Il Tenente Feletti si porta avanti con una mitragliatrice austriaca e spara; viene circondato e non cede di un passo, fa strage di austriaci finché viene sopraffatto e ucciso vicino al suo paese, alla sua casa.
   Il soldato Romeo Domenico attraversa dieci volte una strada intensamente battuta dalle mitragliatrici avversarie per portare ordini. E' sempre lui, sempre volontario, nonostante abbia visto che chi è passato per qualche strada è caduto.
   Il soldato Bonazzo Materno, ferito, combatte con ardore raddoppiato, e si trascina avanti contro un nucleo nemico assalendolo con tutto il suo impeto e uccidendo finché mortalmente ferito, non cade trovando ancora nell'agonia la forza di gridare in faccia al nemico: Viva l'Italia!"
   Sottoten. degli Arditi AMERIGO TRAPANI, X Reparto d'Assalto(*).

   (*)Decorato con Medaglia d'Argento al Valor Militare "Sernaglia-Soligo, 27 ottobre 1918".

sabato 28 ottobre 2017

UDINE - PORTA PRACCHIUSO, 28 Ottobre 1917.

  
"Le cicatrici dell'Ardito Colombo Carlo, quello che ha ucciso il Generale tedesco a Udine".

Il 28 ottobre 1917 una delle più tristi giornate della dodicesima battaglia, quella di Caporetto [...].
   Dopo lungo peregrinare i superstiti del II Reparto d'Assalto comandati dal Capitano Abbondanza la mattina di quel giorno, all'alba, sono andati incontro al nemico che era stato segnalato nei pressi delle villette che sorgono vicino al passaggio a livello di Udine.
   Gli Arditi si erano apprestati a difendere quell'abitato quando si iniziò un intenso fuoco a granate e a shrapnels.
   Il caporale Carati Pierino ebbe l'ordine dal Ten.Tuzzi di fiancheggiare con la sua squadra la linea di difesa creata a ridosso delle villette del sobborgo.
   Verso le dieci si ebbero i primi scontri con i soldati del chiodo.
   Dopo una violenta azione durata pochi minuti quelli del chiodo dovettero ritirarsi e lasciare sul campo alcuni morti, dei feriti e materiale bellico.
   Mentre avveniva la fusione dei residui del primo e del secondo reparto Arditi, comparve un'automobile con sopra degli ufficiali tedeschi che avanzava come fosse in casa sua.
   All'apparire, la macchina venne accolta da una scarica di fucilate che in un primo tempo non servirono ad altro che a far rallentare la sua marcia. Sul bersaglio mobile, col tiro a palla, non arrivò nemmeno un colpo, quantunque numerosi Arditi e Bersaglieri ciclisti partecipassero alla sparatoria.
   L'automobile, il cui autista notò il pericolo e avvertì il fischio di qualche pallottola, si fermò;
   
Gen. Albert von Berrer
Dalla macchina scoperta, i passeggeri si alzarono per scendere. In quell'istante partirono due colpi di moschetto da una siepe, dove stava appiattito un Ardito: Colombo Carlo. Uno di questi colpi raggiunse un ufficiale (il Generale von Berrer) che si adagiò di nuovo sul divano della vettura. Coloro che accompagnavano il Generale, scaricarono le loro rivoltelle sull'Ardito che aveva sparato da pochi metri, e lo colpirono con parecchi colpi all'addome e alla schiena, perché dallo spasmo delle ferite il Colombo, steso a terra, si avvoltolava nel fosso. [Estratto dalla relazione del Comando Supremo tedesco in merito all'uccisione del Generale von Berrer]
   Questa duplice sparatoria richiamò l'attenzione di parecchie pattuglie germaniche, che stavano appostate in un campo di granturco e che avevano iniziato poco prima uno scambio di fucilate colle nostre pattuglie di Bersaglieri e di Arditi.
   Dato che l'automobile si fermò, in seguito al tiro di fucileria, vari tiratori che avevano presa di mira la vettura, credettero di aver colpito il Generale stesso. E' giustificato questo fatto poiché il tiro partì da varie località dove stavano appostati parecchi tiratori isolati.
   Solo quelli che accompagnavano il Generale sono in grado di giudicare come venne colpito il loro capo, tanto è vero che reagirono contro l'Ardito Colombo che ritennero poi morto, crivellato dai loro colpi di rivoltella.
   Il merito quindi dell'uccisione del Generale von Berrer è di tutti coloro, Arditi e Bersaglieri, che coi loro colpi costrinsero la macchina del Generale ad arrestarsi, facilitando il compito all'Ardito Colombo Carlo di Milano che poté tirare il colpo fatale su di un bersaglio vicinissimo e fermo.
   Questo colpo gli doveva costare la vita, se non fosse stato più tardi raccolto agonizzante da alcuni Arditi rimasti prigionieri, che lo trasportarono nell'ospedale di Motta di Livenza.
   Dopo l'episodio del Generale von Berrer, riunitisi gli Arditi, superstiti di poche squadre, si accinsero alla difesa di Porta Pracchiuso che accede alla città di Udine.
Il Tenente Tuzzi distese parte della sua compagnia su di un rialzo di terreno appena dietro la cinta daziaria e la squadra del caporale Carati Pierino occupò la porta, e sprangò il cancello di ferro.
   Dopo le prime scaramucce a colpi di moschetto, venne la foraggiata di petardi ed i tedeschi si ritirarono nelle case vicine a Porta Pracchiuso.
   Dalle finestre iniziarono il tiro di precisione ed in poco tempo caddero morti il Tenente Tuzzi ed il Tenente Lalli che tenevano il comando delle compagnie.
   Il cap.Boni venne ferito ad una gamba dalla stessa pallottola che aveva trapassato la spalla del caporale Carati.
   Degli altri Arditi che difesero Porta Pracchiuso nessuno rimase vivo, dopo di che il nemico poté entrare in Udine.
   A ricordo di questi Arditi leggendari, che si fecero uccidere tutti sulla soglia della città, non è stata messa ancor oggi una lapide che ricordi il fatto.
   Il caporale Carati, ferito, tentò di raggiungere alcuni commilitoni per collegarsi, nonostante che il Capitano Radicati del Primo Reparto Arditi lo dissuadesse. Egli avvertì il Carati che andava in bocca ai tedeschi che si erano infiltrati fra le nostre pattuglie, ma Carati volle ad ogni costo tentare il collegamento. Difatti, dopo pochi passi, venne circondato da parecchi tedeschi, ma non si arrese. Strappò coi denti, non potendo muovere un braccio, la coppiglia di una bomba a mano e la gettò fra quelli che lo circondavano. Uno scoppio tremendo... alcuni lamenti... una densa nuvola di fumo, al diradarsi della quale ricevette un tremendo colpo alla testa col calcio di un fucile. Stramazzò a terra.
   Il caporale Carati riprese i sensi alcuni giorni dopo in casa di una vecchia levatrice, certa Caterina, che lo tenne nascosto sperando nel ritorno degli Italiani. Ma la speranza venne a mancare, e l'Ardito Carati, scoperto, passò al campo di concentramento dei prigionieri.
[Testo da "Arditi in Guerra", Giuseppe Comelli (Ten.Anonimo), Milano, 1934; immagine da "Glorie e Miserie della Trincea", G.Comelli, Milano, 1933.
Giuseppe Comelli, il Ten.Anonimo
   [...] E' necessario chiarire un punto particolarmente importante, e cioè l'uccisione del Generale von Berrer, Comandante il III Corpo d'Armata del Brandeburgo.
   Il comunicato italiano del 4 novembre 1917 così descrive l'uccisione del von Berrer:

   "Due nostri carabinieri nel pomeriggio del 28 ottobre nelle vicinanze di una delle porte di Udine scaricarono i loro moschetti contro una automobile che portava il Generale von Berrer Comandante il III Corpo d'Armata del Brandeburgo e che era accompagnato dall'ufficiale di ordinanza von Graevenitz. Il Generale rimase ucciso; il Ten von Graevenitz, gravemente ferito, venne fatto prigioniero".

   Molto si è scritto, in libri e giornali, circa la fine del von Berrer, ma tutte le versioni mancano di qualsiasi fondamento storico.
   L'unico che ci fornisca delle notizie precise è il Tenente degli Arditi Giuseppe Comelli il quale ha voluto svolgere a riguardo una accurata e diligente indagine rivolgendosi all'Ufficio storico dell'archivio di guerra tedesco, dal quale ha avuto il seguente estratto dal diario di guerra del "Comando Generale a destinazione speciale n.51":

  "28-10-17 Dislocazione: Modrojce
             Tempo: forte pioggia

   Partenza di S.E. di prima mattina, accompagnato dal I Aiutante Maggiore Bender, dall'Ib. (Hauptm. Boeszoermeny) e dall'ufficiale di collegamento della 26. I.D. (Oberleutn. Graevenitz) per Azzida e Cividale fino alle truppe di prima fila per incitarle personalmente ad un energico inseguimento. Con tempo fosco e quindi poca visibilità l'automobile di S.E. si addentrò nel villaggio di S. Gottardo (2 km. ad est di Udine) ancora occupata da italiani dispersi. Preso di mira a breve distanza Sua Eccellenza cadde colpito alla testa e con lui il Boeszoermeny; il Ten. v. Graevenitz sembra sia stato fatto prigioniero (10 antemeridiane)".

  
Hans von Graevenitz
In possesso di tale documento, il Ten. Comelli si è messo alla ricerca del von Graevenitz.

   Egli - afferma il Comelli - vive ancora ed ha dichiarato prima di tutto che ad uccidere gli Arditi italiani sono stati i soldati delle pattuglie; inoltre dichiara che la schioppettata che ha ucciso il suo Generale l'ha sparata un soldato che aveva la giubba aperta e le mostrine nere; non sa dire chi ha sparato il colpo che uccise l'Aiutante Maggiore, seduto vicino al Generale von Berrer..
   Dopo tali precisazioni che provengono da parte tedesca c'è da ritenere che il comunicato ufficiale non sia esatto: non vi può essere più alcun dubbio sulla circostanza che il von Berrer cadde sotto i colpi degli Arditi del I Reparto d'Assalto, a cui era stata affidata, come si è visto, la difesa di Udine.
   Da "Le Truppe d'Assalto Italiane", Salvatore Farina, Roma 1938.